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Escort che offrono prestazioni a clienti disabili: lo scenario italiano

da Redazione
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La vita sessuale è parte fondamentale del nostro benessere psicofisico, e ognuno di noi è libero di condurla e plasmarla a suo gusto, secondo le proprie inclinazioni, sempre nel rispetto completo del consenso dell’altro. Una libertà, quella delle nostre scelte sessuali, che rappresenta non solo una posizione etica ma altresì un diritto inviolabile.

Ad affermarlo è la Corte Costituzionale. Precisamente, il più importante organo di garanzia costituzionale, lo fa con la sentenza n. 561 del 1987, che ha definito la sessualità come “uno degli essenziali modi di espressione della persona umana” e il diritto di disporne liberamente come un “diritto soggettivo assoluto”.

L’importanza di questa pronuncia risiede nel fatto che stabilisce una base giuridica, e non meramente morale, per il diritto a poter ricercare una vita sessuale appagante, affermando che ogni individuo è libero di gestire, sempre nel rispetto dell’altro, la sua vita sessuale come e con chi preferisce. Tuttavia non tutti possono, allo stesso modo, pervenire in modo naturale e senza impedimenti alle dinamiche della sessualità. E quindi godere di questo diritto.

In occasione del 3 dicembre Giornata Mondiale delle Persone con Disabilità è importante portare l’attenzione proprio sugli individui portatori di handicap, sia mentali che fisici, i quali a causa delle loro fragilità scontano, oltre al disagio della disabilità, anche quello di essere gravemente sfavoriti nella costruzione di una vita sessuale soddisfacente. Una situazione che impatta in modo profondo sul benessere psicofisico di queste persone. Infatti, in armonia con quanto espresso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la vita sessuale non è solo un bisogno da soddisfare ma un diritto fondamentale che richiede un approccio positivo, inclusivo e rispettoso, volto a garantire esperienze sessuali piacevoli e sicure per tutte le persone, indipendentemente dalle loro capacità.

“La sensibilizzazione verso il tema è molto importante – afferma Roberto Garlaschi, portavoce dell’associazione D_People odv (Disable_People odv), ente del terzo settore che tutela e promuove il rispetto dei diritti fondamentali delle persone disabili e fragili – auspichiamo che possa contribuire al difficile e tortuoso percorso delle persone con disabilità verso l’inclusione e l’affermazione dei loro diritti fondamentali”. 

Quello alla sessualità, quindi, rientra nel diritto alla salute tutelato dall’articolo 32 della Costituzione italiana. Tuttavia, nonostante una così solida base etica, giurisprudenziale e istituzionale, per gli individui disabili la sessualità è una componente della vita che rischia di rimanere inespressa, sia nel rapporto con un partner che attraverso l’autoerotismo.

In alcuni casi addirittura, come denunciato dalla deputata del Partito Democratico Ileana Argentin – depositaria della prima proposta di legge per la sessualità assistita delle persone disabili – si verificano casi in cui madri di 80 anni sono costrette alla masturbazione dei propri figli, a causa della mancanza di un codice culturale che preveda, senza tabù e vergogna, di richiedere l’intervento di una professionista, di una sex worker che effettui prestazioni a persone con disabilità fisiche o psichiche. Un intervento che, in realtà, può essere di facile richiesta.

Sono numerose infatti, le escort che sui propri profili Escort Advisor – il principale portale europeo di recensioni per sex worker – indicano la propria disponibilità a ospitare e/o raggiungere clienti con disabilità. Un fenomeno di mercato che, oggettivamente, colma il vuoto normativo che impedisce alle escort professioniste di accedere a una formazione specifica per l’accompagnamento sessuale per persone con disabilità. Non solo, l’assenza di una categoria professionale dedicata nega alle loro prestazioni – in questi specifici e delicati contesti – un inquadramento che ne riconosca il contributo al benessere della persona come una componente di welfare. Il disegno di legge “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità” si pone, appunto, questo obiettivo.

Luana Absoluta, escort di Brescia racconta: “Attraverso il sito mi cercano diverse persone con disabilità, e alcune sono diventate clienti fissi, io memorizzo i loro nomi associati alla disabilità così so quello di cui hanno bisogno per sentirsi a proprio agio e superare in primis difficoltà di movimento o anche verbali. Queste persone hanno indubbiamente problemi ad instaurare rapporti intimi, si vergognano e hanno paura del giudizio altrui, con una escort possono affrontare il momento intimo con più tranquillità, non si sentono giudicati ma ascoltati e guidati”. 

Per questo risulta interessante, oltreché utile, offrire una mappatura delle province italiane per presenza di escort che accettano appuntamenti con disabili, sia fisici che psichici.

Le statistiche di Escort Advisor mostrano che il primo territorio per incidenza percentuale di sex workers che lavorano con clienti disabili è quello della provincia di Campobasso. Nel capoluogo della regione Molise, infatti, ben il 40% delle escort che ha un profilo attivo scrive nel proprio elenco dei servizi che accetta clienti con disabilità. Subito dopo troviamo le province di Pordenone (39%) e Reggio Calabria (36%). Lo vediamo meglio nel grafico interattivo qui in basso, con la classifica delle 30 province italiane per disponibilità di escort che lavorano con disabili. Per navigarlo basta posizionare il cursore del mouse sopra gli istogrammi. Interessante inoltre, vedere il valore che restituiscono due tra le più importanti province italiane, ovvero Milano e Roma. Per entrambe la percentuale di escort – sempre sul totale delle sex workers attive nel rispettivo capoluogo – che lavorano con disabili raggiunge il 22%.

Proseguiamo ora scoprendo qual è la provincia con il maggiore tasso percentuale di escort che, oltre a lavorare con clienti affetti da handicap, offrono anche il servizio a domicilio: insomma dove si trovano, sempre in termini relativi, la maggior parte delle escort che raggiungono i clienti affetti da disabilità fisica. Già, perché non va dimenticato che per un cliente con handicap gli spostamenti sono un grande problema.

Interessante, a questo proposito, il report Istat “Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità”, che evidenzia come la capacità di spostarsi liberamente sia fortemente limitata tra le persone con disabilità: solo il 14,4% di esse utilizza il trasporto pubblico urbano, contro il 25,5% del resto della popolazione. Scontato? Non se confrontiamo il dato italiano con quello inglese. Infatti, dal sondaggio nazionale del 2021 del Regno Unito sugli spostamenti dei cittadini disabili inglesi, emerge addirittura che gli individui con handicap hanno effettuato, in media, più viaggi in autobus rispetto ai cittadini non affetti da disabilità.

Al vertice delle province con maggiore incidenza percentuale di escort che raggiungono clienti con disabilità fisiche troviamo Udine, con il 20% delle sex workers – sul totale delle escort attive nel capoluogo di provincia – disponibili a prestare il servizio al domicilio del cliente con handicap fisici. Subito dopo si posizionano Genova e Valle d’Aosta, rispettivamente con il 15% e il 13%. E’ possibile navigare tutta la top 30 nel grafico qui sotto. Anche in questo caso Milano e Roma, mostrano valori simili rispettivamente 7% e 8%.

Percentuali diverse emergono, invece, se andiamo a rilevare il peso percentuale delle escort disponibili a ospitare un cliente affetto da una disabilità psichica. Il podio è di Pordenone, con l’11% delle escort – sul totale di quelle attive nel territorio provinciale – che ospitano clienti con handicap psichici. Subito dopo troviamo Campobasso con il 10% e Napoli, con il 7%. Mentre Milano rileva il 2% e Roma il 3%. Di seguito il grafico con la top 30. Da notare, inoltre, come in molte province non sia presente nessuna escort che offre il proprio servizio a clienti con disabilità psichiche.

Infine, un dato cruciale emerge analizzando la percentuale di sex worker che, oltre a ospitare, si rendono disponibili a raggiungere clienti con disabilità di tipo psichico o cognitivo e quindi non fisiche. In questo scenario, la disponibilità cala sensibilmente, come emerge dalla chart successiva. Una flessione che trova la sua spiegazione più probabile in comprensibili timori legati alla sicurezza personale, una remora legittima da parte di una professionista.

Proprio questa evidenza, tuttavia, fa emergere con forza la necessità di un intervento normativo capace di offrire tutele adeguate alle sex worker, consentendo loro di svolgere il proprio lavoro in un contesto di maggiore sicurezza e, di conseguenza, garantire un servizio migliore e più consapevole a tutti i clienti, in particolare a quelli che presentano maggiori fragilità.

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