Non solo sesso: nelle esperienze raccontate dai clienti compaiono conversazione, complicità e il desiderio di tornare dalla stessa escort professionista. Gli studi internazionali confermano che per molti uomini l’incontro ha un peso emotivo, ma avvertono: un bisogno riconosciuto non è una cura.

Baci, coccole, conversazioni, complicità. Già a settembre, analizzando le oltre 125.000 recensioni pubblicate nel 2025 su Escort Advisor, l’Osservatorio Insights aveva notato che accanto alle pratiche sessuali i clienti raccontano anche altro. È una parte dell’esperienza di cui si parla poco, e che la ricerca accademica studia da anni.

In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra il 10 ottobre, EA Insights prova a rispondere a una domanda semplice solo in apparenza: che cosa cercano davvero gli uomini che si rivolgono a una escort per una prestazione sessuale? E questa scelta ha qualcosa a che fare con il loro benessere psicologico?

Esiste un “cliente-tipo”?

Lo stereotipo sui clienti delle escort è duro a morire: chi paga per una prestazione sarebbe un uomo diverso dagli altri, con qualche problema nascosto. I dati raccontano un’altra storia.

Negli Stati Uniti, uno studio che ha confrontato i clienti con un campione rappresentativo della popolazione maschile ha trovato che circa il 14% degli uomini ha pagato una sex worker per un incontro sessuale almeno una volta nella vita. I ricercatori non hanno trovato nessuna “qualità peculiare” che distingua i clienti in generale dagli altri uomini: le differenze esistono, ma sono piccole. I clienti risultano un po’ meno spesso sposati, o felici nel matrimonio, e hanno atteggiamenti più liberali verso il sesso.

Anche i dati europei vanno in questa direzione. In Gran Bretagna, l’indagine nazionale Natsal-3 stima che circa un uomo su nove abbia pagato almeno una volta per un rapporto sessuale. I più propensi, negli ultimi cinque anni, erano uomini single tra i 25 e i 34 anni, con occupazioni manageriali o professionali.

Quando l’incontro diventa qualcosa di più

Che cosa succede quando un incontro a pagamento viene vissuto come qualcosa di più di una prestazione? Due ricercatori che lavorano negli Stati Uniti, Christine Milrod e Ronald Weitzer, hanno letto 2.442 messaggi pubblicati su un forum di recensioni di escort. In circa un terzo si parlava di intimità emotiva, e molti clienti desideravano che il rapporto andasse oltre il piano fisico.

Il legame emotivo con una escort, però, non è sempre una storia semplice. Quando prende una piega romantica, alcuni clienti si trovano in difficoltà: il rapporto chiede cose che l’accordo iniziale non prevedeva, e da lì possono nascere aspettative e delusioni.

Questa dimensione intima degli incontri è stata osservata anche dalla sociologa britannica Teela Sanders, che ha intervistato i clienti abituali. Nei loro racconti tornano gesti tipici delle relazioni “ordinarie”: il corteggiamento, la conversazione, la familiarità. Il pagamento definisce la cornice dell’incontro, ma non il significato di quello che succede.

Lo stigma: un’esperienza difficile da raccontare

Sentirsi ascoltati e a proprio agio è, per molti clienti, la parte dell’esperienza che conta di più. Ma è anche la più difficile da raccontare a un amico, a un partner, a un terapeuta.

Questo paradosso è ancora più marcato per molte persone con disabilità, per le quali costruire una vita intima è spesso più complicato, tra difficoltà pratiche, vergogna e paura del giudizio. Luana Absoluta, escort di Brescia, lo ha raccontato all’Osservatorio: con una professionista questi clienti “non si sentono giudicati ma ascoltati e guidati”. È una domanda a cui il mercato già risponde. A Milano e Roma, per esempio, il 22% delle escort attive su Escort Advisor dichiara di accettare clienti con disabilità, come emerso nell’approfondimento Escort che offrono prestazioni a clienti disabili: lo scenario italiano.

La difficoltà di una parte degli uomini a parlare di escort e affettività è stata indagata anche dalla ricerca. Una grande revisione di 54 studi, firmata dalle ricercatrici Ayelet Prior ed Einat Peled, mostra quanto lo stigma pesi sull’identità dei clienti. Tocca il modo in cui vivono la propria sessualità, la mascolinità, il rapporto con gli altri. Per chi lavora nel sex work, il legame tra stigma e salute mentale è ormai ampiamente documentato. Per i clienti, invece, la ricerca è ancora agli inizi.

Le prestazioni fanno bene o fanno male?

Il rapporto tra prestazioni e benessere psicologico è la domanda che tutti si fanno, e la risposta onesta è: non lo sappiamo. Gli studi disponibili raccontano motivazioni, esperienze e vissuti dei clienti, ma non offrono ancora dati solidi per dire se questi incontri migliorino, peggiorino o semplicemente accompagnino il loro stato d’animo.

Per rispondere servirebbero ricerche capaci di seguire le stesse persone nel tempo, osservando la loro vita affettiva, le reti di sostegno e il peso dello stigma. Finché questi dati mancano, ogni affermazione netta, in un senso o nell’altro, va oltre ciò che la ricerca può dimostrare.

Un bisogno reale, una domanda aperta

Il ritratto che emerge dalla ricerca è quello di uomini più ordinari di quanto dica lo stereotipo, con bisogni di vicinanza e ascolto spesso difficili da esprimere altrove. Riconoscerlo non significa trasformare un incontro in una terapia, ma iniziare a porsi le domande giuste sul benessere di tutte le persone coinvolte: le sex worker che offrono le prestazioni e i clienti che le cercano.

Note e riferimenti bibliografici

1. Martin A. Monto e Christine Milrod (2014). Ordinary or Peculiar Men? Comparing the Customers of Prostitutes With a Nationally Representative Sample of Men. International Journal of Offender Therapy and Comparative Criminology.

2. Kyle G. Jones e colleghi (2015). The prevalence of, and factors associated with, paying for sex among men resident in Britain: findings from the third National Survey of Sexual Attitudes and Lifestyles (Natsal-3). Sexually Transmitted Infections.

3. Christine Milrod e Ronald Weitzer (2012). The Intimacy Prism: Emotion Management among the Clients of Escorts. Men and Masculinities.

4. Teela Sanders (2008). Male Sexual Scripts: Intimacy, Sexuality and Pleasure in the Purchase of Commercial Sex. Sociology.

5. Ayelet Prior ed Einat Peled (2021). Identity Construction of Men Who Pay Women for Sex: A Qualitative Meta-Synthesis. The Journal of Sex Research.

6. Laura Martín-Romo, Francisco J. Sanmartín e Judith Velasco (2023). Invisible and stigmatized: A systematic review of mental health and risk factors among sex workers. Acta Psychiatrica Scandinavica.