Le escort tra i lavoratori indipendenti. Il confronto con le altre professioni

La disoccupazione tra le escort ha raggiunto un tasso medio del 10% nel 2020. Prostituzione legale, ma niente sussidi per mancanza di regolamentazione.

Come tutte le categorie professionali, anche le sex workers hanno subito fortemente l’impatto della pandemia da covid-19 e delle conseguenti misure restrittive per arginarne il contagio. Inoltre, la mancanza di un riconoscimento legislativo nel mercato del lavoro ha reso ancora più pesante la condizione economica e sociale delle escort. Disoccupazione e quindi calo dei guadagni (per altri settori avremmo scritto fatturato) hanno inciso su un settore già di per sé tenuto poco in considerazione dall’ottica normativa.

Nel momento in cui autonomi e partite iva hanno avuto la possibilità di inviare la richiesta all’Inps e alle altre Casse di Previdenza per ottenere il Bonus Covid di 600 euro previsto dal decreto-legge “Cura Italia”, le escort ne sono state escluse. Solo il 12% di loro ha potuto farne richiesta, ma non si sa quante hanno effettivamente ottenuto il bonus di 600 euro.

Un vero e proprio controsenso dovuto ad un vulnus legislativo: la prostituzione in Italia è legale, ma non è regolamentata e quindi non riconosciuta come professione. Ne consegue che tutti i diritti concessi ad altre categorie di lavoratori, non ci sono per le sex workers.

Per comprendere il fenomeno, abbiamo voluto includere le escort tra i lavoratori indipendenti perché, al momento, il loro status lavorativo è simile ad un libero professionista o di qualunque possessore di partita iva.

Le sex workers attive nel 2020

Per un lavoro dove la prossimità fisica è necessaria, il lockdown ha quasi completamente fermato ogni servizio offerto dalle escort. Una volta terminato e allentate le restrizioni, un gran numero di sex workers hanno cessato la loro attività.

Secondo i dati forniti da Escort Advisor, nel 2020 in tutte le province italiane la presenza di sex workers è diminuita rispetto al 2019, solo 10 di queste hanno fatto registrare un aumento. La mappa qui in alto mostra il calo in percentuale della presenza delle escort per provincia. Aosta è dove si è registrata la diminuzione più alta con il 51% delle escort costrette a lasciare l’attività; seguita dalla provincia di Carbonia-Iglesias con il 44%, poi Messina e Ascoli Piceno con il 34%.

In numeri assoluti, tra le 10 città più popolose d’Italia, è la Capitale ad avere la presenza media di escort più alta: a Roma sono 2.898 escort. Segue Milano con 2.211, poi Torino con 1.362, Napoli, prima città del Sud Italia con 1.362.

Chiudono la top 10, Palermo ed Ancona che nel 2020 hanno visto una presenza media di sex workers, rispettivamente di 460 e 370 escort.

Come mostra la mappa, il calo delle escort non è uniforme in tutta Italia. Anche tra le 10 città più popolose, la diminuzione non è scalare: infatti è Ancona la città dove il calo è maggiore con -23%, seguita da Milano con -21% e poi tutte le altre al di sotto del -20%, tra le quali risaltano Roma con -7% e Torino con -6%.

I prezzi delle sex workers nel 2020

Le escort che hanno ripreso a lavorare subito dopo il lockdown, invece, sono state costrette a ridimensionare i prezzi per venire incontro alla domanda e al generale calo dell’economia italiana.

Tra le 10 città selezionate da EA Insights, Roma e Milano sono le province dove il costo medio dei servizi delle escort è di 100 euro. Seguono Ancona, Bologna e Genova rispettivamente con 96, 95 e 93 euro.

Il calo dei prezzi medi delle sex workers è stato generale e non ha colpito tutte le città allo stesso modo. Roma ha fatto registrare un calo del 5%, mentre Milano dove i prezzi si equiparano il calo è stato del 17%. Firenze, invece, ha avuto il calo maggiore tra le 10 città più importanti con un -31%, seguita da Torino e Genova con -29%.

C’è sempre un’eccezione che conferma la regola. In 10 province la presenza delle sex workers è aumentata: Gorizia, Cuneo, Isernia, Trieste, Udine, Alessandria, Avellino, BAT, Pordenone, Enna.

Nonostante l’aumento, in tutte le province è stato registrato un calo dei prezzi con percentuali, in alcuni casi, alte. Si tratta di Gorizia dove a fronte di una presenza del +508%, c’è stato un calo dei prezzi del 50%; Pordenone ha fatto segnare un -37% e Isernia con un aumento del 35% delle presenze ha riportato un calo del 28%.

E se le sex workers avessero una cassa dedicata?

Quindi la situazione economica delle escort nel 2020 è stata disastrosa.

Il grafico qui in basso mostra il numero di richieste arrivate alla Gestione Separata dell’Inps e alle casse previdenziali degli ordini professionali. Un dato che possiamo raccontare con certezza, ma non per le escort non beneficiarie di alcun indennizzo a causa della loro posizione non riconosciuta in Italia.

Secondo i dati di Escort Advisor ci sarebbero in Italia 120.000 escort. Se le sex workers avessero un ordine professionale, sarebbero il quarto gruppo di lavoratori indipendenti più numeroso in Italia alle spalle di medici ed odontoiatri, avvocati, ingegneri e architetti; prima di farmacisti, geometri e psicologi.

Eppure, solo 14.400 escort, pari al 12% delle sex workers, hanno fatto richiesta del Bonus Covid di 600 euro. Una differenza abissale confrontate con le percentuali delle casse di previdenza degli ordini professionali riconosciuti. Soprattutto, c’è da sottolineare che quel 12% ha beneficiato del Bonus di 600 euro, perché aveva altri lavori oltre quello della escort.

Fin quando non si confrontano i dati con le altre professioni, non si riesce a comprendere a pieno il fenomeno escort. Come si è mostrato nella datavisualization sugli ordini professionali, le sex workers sono il quarto gruppo più numeroso di lavoratori. Parliamo di 120.00 escort che svolgono legalmente il loro lavoro, perché ricordiamo sempre che la prostituzione in Italia è legale, ma che non sono uguali agli altri professionisti perché l’attività di sex workers non è regolamentata. Se non è questo un controsenso.