Sex workers e leggi: su 13 ddl, mai nessuno calendarizzato

L’ultima legge dedicata alla prostituzione è la Legge Merlin del 1958, oggi risulta inadeguata ed escludente.

Su 13 disegni di legge sui diritti delle sex workers presentati, nessuno di questi è stato calendarizzato.

In Italia ci sono oltre 120.000 sex workers in attesa di una legislazione che regolamenti completamente il settore. Se avessero un ordine professionale a loro dedicato sarebbero la quarta categoria lavorativa più numerosa dopo medici e odontoiatri, avvocati e procuratori, ingegneri e architetti.

Eppure, dalla fondazione d’Italia ad oggi sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale circa 110mila atti legislativi: di questo corpus solo una legge regolamenta la prostituzione, ma è del 1958 e del tutto inadeguata alle nuove necessità delle sex workers e al contesto sociale odierno.

Si tratta della cosiddetta Legge Merlin (legge n.75 del 1958) sull’Abolizione della regolamentazione della prostituzione e la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui. Fu approvata nel gennaio del 1958, dopo 10 lunghi anni di discussione (proposta già dalla prima legislatura della Repubblica), con 385 voti favorevoli e 110 contrari.

Una legge inadeguata perché abolizionista e moralista, in cui le sex workers venivano definite come vittime da reinserire socialmente. Una visione della professione completamente opposta a quella che si ha oggi, quando un gran numero di escort scelgono liberamente di svolgere questa attività.

Dalla Legge Merlin del 1958 non si è più intervenuto sulla materia, tranne che nel 2008 con la Legge Carfagna che puniva il reato di prostituzione per strada. Neanche un emendamento, però, affrontava l’argomento dal punto di vista dei diritti lavorativi, solo penale.

Su 56 disegni di legge, nessuno approvato

Tuttavia, alcuni tentativi di riforma della prostituzione e di regolamentazione del lavoro delle sex workers sono stati proposti in Parlamento e con approcci differenti. Nelle ultime tre legislature sono stati presentati, tra Camera e Senato, 56 disegni di legge che affrontano l’argomento.

Come mostrano i grafici qui in alto, il numero di proposte di legge sono diminuite legislazione dopo legislazione: nella XVI tra il 2008 e il 2013 sono stati presentati 34 disegni di legge; nella XVII tra il 2013 e il 2018 sono state 20; infine, in questa legislatura ancora in corso sono state presentate solo 2 proposte per riformare il settore. Ovviamente, in questa legislatura non ancora conclusa ci sono state altre priorità, come la gestione della pandemia e la guerra in corso, ma passare da 34 proposte di legge a 2 mostra un vero e proprio disinteresse per il settore.

Disegni di legge e sex workers: quali sono le proposte?

I grafici qui di seguito scompongono per argomento trattato i disegni di legge presentati in Parlamento sul tema prostituzione e sex working, in modo tale da focalizzare quali sono le proposte dei parlamentari a riguardo.

Inevitabilmente, il modo di affrontare l’argomento è fortemente caratterizzato dalla composizione del Parlamento, dalla calendarizzazione delle altre leggi, dal contesto storico del momento.

Durante la XVI Legislatura 2008-2013, sono stati presentati 34 disegni di legge dei quali la maggior parte avevano come focus il penale, ben 11, e la sicurezza, 9 Ddl. Si tratta di un quinquennio in cui si è posta grande attenzione alle due tematiche citate e la prostituzione non è stata risparmiata (si pensi alle leggi Strade Sicure o Legge Carfagna), infatti viene trattato anche l’argomento della prostituzione minorile con 4 disegni di legge.

Nella XVII Legislatura 2013-2018, forse complice il Parlamento anagraficamente più giovane di sempre e quindi attento a nuove tematiche, l’argomento prostituzione e sex working, seppure affrontato solo in 20 casi, ha avuto un nuovo slancio.

Ben 8 disegni di legge presentati affrontato il tema di Lavoro, diritti e salute. La maggior parte di questi Ddl sono concordi nel riconoscere alle sex workers:

  • l’iscrizione ad un albo come per altri liberi professionisti
  • in alternativa l’iscrizione alla camera di commercio
  • una cassa previdenziale di riferimento
  • il controllo sanitario periodico
  • lo svolgimento dell’attività in ambiente privato

Tra queste proposte di legge, ce n’è addirittura una che dà la possibilità alle escort la possibilità di formarsi come operatrici sociosanitarie per il trattamento della sessualità dei disabili.

Nella legislatura ancora in corso sono stati presentati solo 2 disegni di legge, di cui uno penale.