A gennaio, due casi di violenza domestica contro donne hanno riacceso il dibattito pubblico in Italia. A Ventimiglia un giudice ha deciso di non qualificare come femminicidio l’aggressione subita da una donna di 44 anni, in parte motivata dalla scoperta della sua attività di prostituzione; la vicenda è stata derubricata a omicidio o tentato omicidio.(ilfattoquotidiano.it) A Muggiò, in Brianza, una donna di 31 anni è stata accoltellata dal marito ed è ricoverata in condizioni gravi: l’uomo è stato arrestato con l’ipotesi di tentato femminicidio.(rainews.it)
Queste due storie, pur legate a dinamiche di coppia e violenza maschile su donne, sono state trattate in modo molto diverso nella lettura giuridica e mediatica. Escort Advisor ritiene necessario contestualizzare questi casi alla luce dei dati più recenti sulla violenza di genere nel paese.
I numeri della violenza contro le donne in Italia nel 2025
Secondo il Ministero dell’Interno, nel 2025 gli omicidi volontari in Italia sono diminuiti del 15%, passando da 335 nel 2024 a 286 nel 2025 — il numero più basso dell’ultimo decennio. Allo stesso tempo, i cosiddetti femminicidi sono calati del 18%, con 97 donne uccise nel 2025 rispetto alle 118 del 2024. Di queste, 85 sono state uccise nell’ambito di relazioni familiari o affettive.(fonte)
Tuttavia, altri dati raccolti da osservatori civici indicano che il fenomeno resta diffuso e drammatico: ad esempio l’Osservatorio Non Una di Meno ha monitorato circa 99 eventi di morti legate alla violenza maschile nel 2025, soprattutto di genere e in ambito domestico o affettivo.(fonte)
Da più fonti emerge che la gran parte degli omicidi di donne è commessa da partner o ex partner, sottolineando la natura di genere del fenomeno.(fonte)
Disparità di trattamento nei casi che coinvolgono donne escort
Nonostante i dati delineino un quadro chiaro della violenza maschile sulle donne in Italia, i casi che coinvolgono donne che lavorano nel sesso sembrano essere raccontati e qualificati diversamente. Nel caso di Ventimiglia, la presenza di prostituzione nella vita privata della donna è stata indicata come elemento decisivo per escludere la qualificazione di femminicidio, con importanti conseguenze giuridiche e simboliche. Questo tipo di lettura contrasta con il principio di uguaglianza sostanziale secondo cui la violenza di genere non dovrebbe essere relativizzata in base alla professione o allo stile di vita della vittima.
Sembra ci sia una tendenza nella cronaca e nella giurisprudenza a creare categorie di “vittime di serie A e serie B” in base alla rispettabilità sociale attribuita a ciascuna donna, negando implicitamente diritti e tutela a chi svolge lavoro sessuale.
Perché i dati non bastano senza una lettura di genere
I numeri ufficiali mostrano che la violenza contro le donne resta un fenomeno strutturale: le donne uccise nell’ambito familiare o affettivo costituiscono la maggioranza dei casi, e questa dinamica riguarda ogni fascia sociale, a prescindere dalla professione delle vittime.(fonte)
Non marcare la qualificazione come femminicidio in determinati casi non solo influisce sulla pena, ma contribuisce a una narrazione che sminuisce il problema. La violenza maschile contro una donna — anche se lavoratrice del sesso — ha le stesse radici di discriminazione, controllo e dominio che caratterizzano il fenomeno più ampio del femminicidio.
Le urgenze
Alla luce dei dati ufficiali e delle distorsioni di lettura, risulta urgente:
- che la professione o gli stereotipi legati alle scelte di vita di una donna non siano mai utilizzati per derubricare reati da femminicidio a semplice omicidio;
- che media e istituzioni adottino un linguaggio coerente e non discriminatorio, che riconosca tutte le donne vittime di violenza;
- che venga promossa una raccolta dati più completa che includa anche esperienze di donne nei settori socialmente stigmatizzati, per elaborare politiche di prevenzione e protezione efficaci.
La violenza sulle donne è un problema sociale, giuridico e culturale profondo. I dati del 2025 confermano che la violenza di genere resta un’emergenza che non può essere filtrata da giudizi morali o discriminazioni professionali.



