Le recenti sanzioni nei confronti di una escort per evasione fiscale nella provincia di Massa Carrara hanno riportato sotto i riflettori un tema tanto delicato quanto irrisolto: la regolamentazione del sex work in Italia.

Secondo diverse fonti locali, una escort è stata individuata dalla Guardia di Finanza dopo un’indagine che ha ricostruito oltre 200mila euro di redditi non dichiarati, maturati nel corso degli anni attraverso attività pubblicizzate anche su piattaforme online. La donna, che percepiva circa 200 euro a prestazione, non aveva mai aperto partita IVA né dichiarato i compensi. Le verifiche fiscali, seguite all’introduzione del nuovo codice ATECO 96.99.92 per i servizi di accompagnamento, hanno portato alla contestazione di imposte evase per oltre 100mila euro tra IVA e IRPEF. Un caso che rappresenta un esempio emblematico di un settore storicamente collocato in una “zona grigia” ma oggi sempre più nel mirino del fisco.

Tra riconoscimento fiscale e vuoto normativo

A oltre un anno dall’introduzione del codice ATECO 96.99.92 — pensato per includere escort e servizi di accompagnamento nella classificazione economica — il bilancio appare però ancora incompleto. Secondo Escort Advisor, il primo sito europeo di recensioni di escort, che da oltre dieci anni osserva il fenomeno attraverso dati e confronto diretto con le lavoratrici del settore, il quadro che emerge è quello di un sistema sbilanciato: da un lato lo Stato chiede il rispetto degli obblighi fiscali, dall’altro non garantisce un corrispondente riconoscimento in termini di diritti e protezioni.

Molte lavoratrici dichiarano di voler operare nella legalità, ma denunciano difficoltà concrete: • impossibilità di ottenere informazioni chiare negli uffici pubblici • timore di giudizio e stigma sociale • nessuna garanzia di tutele e diritti

Le sanzioni di cui la cronaca inizia a riempirsi confermano che il settore esiste e produce reddito. Ma la mancanza di una cornice normativa chiara lascia le lavoratrici in un limbo, tra obblighi fiscali e assenza di diritti.

La domanda aperta

È sostenibile un sistema che impone tasse senza offrire tutele? Oppure il caso di Massa Carrara rappresenta l’ennesimo segnale che il tema del sex work richiede una riforma organica, capace di colmare il divario tra legalità fiscale, diritti e dignità professionale? Il dibattito è aperto. E, ancora una volta, parte dalla cronaca.